Rugby per bambini: si può fare!

Il rugby è uno sport che può insegnare molte cose a tuo figlio, anche a evitare di farsi male. Ti sembra strano? Invece no, ecco perché.


Non solo calcio e danza… i bambini e le bambine di tutte le età oggi apprezzano sempre di più il rugby. Da genitore, è normale che possa esserci un po’ di apprensione visto che si tratta di uno sport di contatto vero e proprio (c’è chi lo definisce di “combattimento”). Tuttavia, i benefici legati a questa attività sono senza dubbio numerosi.

Dico questo, avendo davanti agli occhi l’esperienza della mia amica Alessia. Una tiepida domenica d’autunno, mentre passeggiava al parco con i suoi bambini, si è trovata ad assistere a una manifestazione in cui veniva promosso guarda caso il rugby. Suo figlio Michele di 10 anni e la sua bimba Sara di 8 sono letteralmente impazziti! Cosa c’è di più divertente del giocare all’aria aperta insieme ad altri bambini correndo, passandosi una palla e rotolandosi all’occorrenza a terra? Il contesto effettivamente era positivo, ma i dubbi di Alessia erano numerosi: potrebbero farsi male? È uno sport aggressivo che incita alla violenza? Sarà adatto ai più timidi come Sara e ai ragazzini un po’ in sovrappeso come Michele? Non sono troppo piccoli? Ebbene, le sue paure sono scomparse sin dalle prime lezioni!

Ecco quindi un elenco con le domande (e le relative risposte) alle preoccupazioni più comuni di tutti i genitori nei confronti del rugby.

  1. A che età si può cominciare a praticare? L’attività agonistica con le partite inizia a 12 anni, ma l’approccio iniziale può avvenire più precocemente. La Federazione Italiana Rugby accetta bambini a partire dai 5 anni e ha una sezione dedicata alla collaborazione con le scuole, anche primarie e dell’infanzia.
  2. È uno sport violento e pericoloso? Fino all’età dell’agonismo non ci sono partite e scontri, nessuna mischia o contatto duro. I bambini vengono avviati con gradualità e nel mini-rugby le lezioni sono mirate al movimento fisico, all’apprendimento delle regole del gioco e delle tecniche. Ovviamente inserite in un ambito di divertimento e socializzazione.
    Certo… qualche sbucciatura al ginocchio può capitare, ma nulla che non si possa risolvere facilmente con una piccola medicazione. È successo a Michele e subito l’allenatore gli ha applicato uno spray a base di acido ialuronico, argento metallico e vitamina E. Questi ingredienti, presenti nella medesima formulazione, facilitano il processo di guarigione e creano una barriera protettiva contro gli agenti infettivi. Un simile prodotto è indicato in caso di piccole ferite, tagli, escoriazioni, abrasioni. Utilissimo tenerne una confezione a portata di mano!
  3. Sono necessarie particolari caratteristiche fisiche o caratteriali? Lo sport è adatto ai bambini paffutelli che con l’esercizio smaltiscono qualche chilo in più, così come ai gracilini, in quanto sviluppa il tono muscolare di tutto il corpo. Va bene sia per gli altissimi che per i più bassi. Dal punto di vista del carattere invece, è perfetto per gli introversi che si ritrovano a giocare in un gruppo con un obiettivo comune, dove ciascuno ha un compito importante da portare avanti, ma pure per quelli più vivaci poiché educa a incanalare l’esuberanza negativa verso un fine preciso e nel rispetto delle regole. Per molti adolescenti che non riescono a gestire certe emozioni, può essere particolarmente indicato.
  4. Quali sono i benefici concreti del rugby? Intanto, è uno sport di movimento e questo già basterebbe, in più favorisce lo sviluppo sociale e la crescita mentale. Analizziamo nel dettaglio i vari vantaggi.

  • E’ uno sport completo, ossia sviluppa tutti i muscoli del corpo, gambe, spalle e braccia in primis ma non solo. L’alternanza di fasi di gioco e pause permette un discreto recupero per chi ha meno fiato.
  • Insegna la coordinazione e favorisce un miglior equilibrio.
  • Insegna a non farsi male: i bambini si abituano a correre e cadere in modo sicuro. Tra le tecniche fondamentali da apprendere ci sono anche quelle per prepararsi agli impatti (con avversario o terreno).
  • Facilita la socializzazione trattandosi di uno sport di squadra.
  • Basandosi su regole e schemi ben codificati aiuta i bambini a comprenderne l’importanza, tanto nel gioco quanto poi in futuro nella vita.
  • Promuove il rispetto nei confronti del prossimo: arbitro, allenatore, compagni e soprattutto avversari. A tal proposito è di particolare rilievo il “terzo tempo” che si “gioca” a partita conclusa. Si tratta di un incontro conviviale dopo-gara che si svolge con regolarità tra giocatori delle diverse squadre, accompagnatori, genitori e spesso tifosi. Si tiene a qualunque livello, dalle gare Nazionali a quelle dei Club dilettantistici o amatoriali, e può essere definito come valore essenziale di questo sport che dunque incoraggia il  fair play. Per i bambini è decisamente speciale.

Per concludere,  la mia amica Alessia ha compreso che il rugby è uno sport che può aiutare i bambini a “crescere”.